COMUNICATO STAMPA n° 37 del 11/09/2009


VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI A VITERBO E BAGNOREGIO - (6 SETTEMBRE 2009)


Viterbo / Diocesi – La lettera è stata inviata a tutta la Comunità ecclesiale e civile dell’Alta Tuscia a conclusione della Visita Pastorale di Benedetto XVI a Viterbo e Bagnoregio

Il “Grazie” del Vescovo Lorenzo Chiarinelli all’intero territorio

dalla Curia Vescovile di Viterbo – 11 SETTEMBRE 2009

Di seguito viene riportato il messaggio che il Vescovo S.E.Mons. Lorenzo Chiarinelli, ha inviato alla Comunità Ecclesiale e Civile del territorio a conclusione della Visita Pastorale di S.Santità Papa Benedetto XVI a Viterbo e Bagnoregio lo scorso 6 settembre.

Don Emanuele GERMANI Resp. Generale Struttura Informativa Visita del Papa e Sala Stampa

Testo originale
Il “grazie” corale nella fede e nell’amore
EVENTO STRAORDINARIO
La Chiesa diocesana viterbese e la città di Viterbo e di Bagnoregio hanno vissuto una giornata straordinaria di profondo significato religioso, di alto profilo culturale e di impatto sociale da toccare i sentimenti in tutto il territorio.
I suggestivi momenti della Visita hanno fatto vibrare le corde più intime della Persona del Santo Padre: dal primo impatto con la sala del Conclave alla benedizione della “Porta” della Cattedrale alla solenne “esemplare Liturgia” di Valle Faul, alla preghiera in santa Rosa (con la sorprendente visione della “macchina”) e al Santuario della Madonna della Quercia; dalla venerazione del “braccio” di san Bonaventura e all’incontro dinanzi al monumento del Dottore Serafico in Bagnoregio le ore così brevi della Visita si sono succedute con rapidissimo ritmo. Ma, al di là della cronaca, a volte concentrata su frammenti e dati marginali o solo attenta a contabilizzare tempi e persone, è il cuore dell’evento che ci ha consentito un’esperienza irrepetibile e ci ha consegnato un messaggio di intensa spiritualità e di grande rilevanza sociale. I saluti dei Sindaci, di Viterbo e Bagnoregio, sono valsi a dare voce ai sentimenti e alle speranze di questa terra. Come Vescovo, sia a Viterbo che a Bagnoregio, ho voluto “raccontare” al Santo Padre alcune memorie e dire le intenzionalità più vive di questa Chiesa. E il Santo Padre, da Maestro e Pastore, ha voluto dare ascolto e accoglienza, aprendo subito sentieri impegnativi per il cammino da compiere.
FEDE DA VIVERE
Il nodo tematico è stato la fede e il Successore di Pietro, con il carisma a lui proprio, ha inteso “nella fede confermare” i fratelli e le sorelle. E ci ha parlato di educazione alla fede, come ricerca, come iniziazione cristiana, come vita in Cristo, riconsegnandoci autorevolmente la lunga serie di “testimoni” della fede nel nostro territorio. Da qui la consegna della testimonianza, come dimensione intrinseca alla vita cristiana vissuta nella fedeltà e nella coerenza. E questo “nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza” dove si dispiega “l’impegno sociale, il servizio proprio dell’azione politica, lo sviluppo umano integrale”. Il credente, così, si fa attento ai segni di Dio nella storia e cammina fiducioso e solidale con la famiglia umana. Il primo segno è “l’attenzione al prossimo” nel concreto delle situazioni di vita. Ma ogni cristiano deve diventare “segno di Dio”.
PISTE BONAVENTURIANE
Dentro questo ampio orizzonte pastorale il Santo Padre Benedetto XVI, per la sua diuturna consuetudine teologica e spirituale con il Dottore serafico, ha voluto donare altresì – come Egli stesso si è espresso- “qualche pista di riflessione” per il nostro cammino pastorale: la ricerca di Dio, la visione positiva del mondo che si traduce in canto del creato nella sua verità, bontà e bellezza; e, in più, il messaggio della speranza. “Sperare è volare” ci ha ripetuto il Santo Padre Benedetto XVI con san Bonaventura. Questa espressione affascinante, proclamata lassù, dinanzi a quel “nido d’aquila” che è Civita, dischiude orizzonti immensi alla mente, al cuore, all’ingegno e alle energie umane e sollecita a sollevare il capo e mirare in alto. È questa dunque la vocazione dell’uomo: volare “verso l’altezza della nostra esistenza”. “Fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir virtute e conoscenza”, esclamerà Dante alcuni anni dopo. Volare alto! C’è da superare la gravitazione del male e del peccato. E c’è il peso degli egoismi, dei vincoli dovuti a interessi bassi e meschini; c’è la pigrizia della banalizzazione che spegne aspirazioni e appiattisce obiettivi e fini. C’è anche la rinuncia al volo, di chi si adagia nella vanità del dire, nella opacità delle azioni o nella grettezza del proprio sentire. “Sperare è volare”, ci ripete il Papa. Lo dice a tutti; lo dice a voi, giovani, affinché i pensieri siano verso l’alto, i sentimenti anelino all’infinito, il cuore sappia battere per ciò che è giusto, vero, buono, affascinante, come già sperimentò sant’Agostino affascinato dalla Bellezza antica e sempre nuova e sospinto su un “cammino dell’anima” che san Bonaventura ha percorso, raccontato e oggi riproposto anche a noi. È questa la consegna del Santo Padre: ed è per tutti noi dono e compito, programma di vita.
È GIOIA DIRE GRAZIE
Ed è dentro questo orizzonte splendido ed esigente che mi è caro collocare la espressione del “grazie” a quanti hanno consentito la realizzazione di questo straordinario avvenimento: - A tutte le Istituzioni del territorio a livello comunale (Viterbo e Bagnoregio), provinciale e regionale, ai diversi settori e ambiti delle organizzazioni governative, civili, culturali, militari, sociali, nelle espressioni professionali e nello spazio generoso del volontariato, sia ecclesiale che civile, garanzia di cammini aperti e di aspirazioni elevate. Come pure è dovuto il riconoscimento all’opera di tutte le forze dell’ordine e all’attività molteplice degli organi di informazione. Un ricordo va anche a coloro che, dinanzi ai necessari e ovvi disagi, sono cresciuti nella tolleranza, che è civiltà e umanità.
Dio – come ha augurato il Papa a Viterbo- faccia vincere ogni paura e dia la gioia a tutti di essere “una famiglia di fratelli costruita nella libertà e nella giustizia, nella verità e nella carità”. - Alla Chiesa diocesana in tutte le sue componenti che ama il suo territorio, lo ha sentito vibrare e, attraverso le energia ammirevoli espresse nel Comitato di coordinamento, è segno felice di comunione e di speranza. Come il Santo Padre ha invocato a Bagnoregio, «ci aiuti san Bonaventura a dispiegare le ali della speranza che ci spinge ad essere, come lui, incessanti cercatori di Dio, cantori della bellezza del creato e testimoni di quell’amore e di quella Bellezza che “tutto muove”». E questo “grazie”, ecclesiale e civile, si fa coro – come quello toccante della solenne Liturgia- e dice, con fede e con amore, al Santo Padre Benedetto XVI: “La fede di Pietro conferma la nostra, l’amore di Pietro dà compimento al nostro e l’una e l’altro danno ali alla comune speranza. Dove, infatti, è Pietro, lì è la Chiesa”!

Lorenzo Chiarinelli Vescovo di Viterbo