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La Vita
Rosa nasce a Viterbo nel 1233 da Giovanni e Caterina, persone di semplici origini, ma una famiglia che vive nell’amore e nel rispetto di Dio. Seguace di San Francesco, nel 1250 diviene terziaria francescana pronuncia i voti di castità, povertà e obbedienza. E’ una fanciulla dalla costituzione esile e dai modi gentili ma fin dalla più tenera età, la grazia del Signore si manifesta in lei, attribuendole numerosi eventi prodigiosi come quello della brocca risanata e quello del pane trasformato in rose e altri ancora. Si narra, infatti, che nel periodo di assedio di Federico II alla città di Viterbo, Rosa, nella battaglia contro l’esercito dell’imperatore eretico, incita i viterbesi a difendere le mura della città rimanendo lei stessa ferita da una freccia al braccio sinistro.
Mentre Viterbo, travagliata dall’eresia, vive tempi di lotte e di sdegno verso il Podestà imposto da Federico II, Rosa, con la croce in mano, percorre le vie cittadine pregando e cantando lodi dell’Altissimo e della Vergine Maria. Sull’esempio di San Francesco e accompagnata dalla grazia del Signore, Rosa si rivolge ai viterbesi esortandoli alla pace, all’amore cristiano e alla fiducia nel Signore. Pur se derisa da alcuni, parecchi l’ascoltano e in breve tempo, miracolosamente, la città cambia volto: molti si convertono e ritornano nel grembo materno della Chiesa. Tutto ciò provoca inquietudine nei seguaci dell’imperatore che, considerandola un pericolo, decidono di esiliarla dalla città. Nella notte del 4 dicembre 1250, Rosa, nonostante il suo stato di salute, insieme ai suoi genitori, abbandona la città dirigendosi a Soriano nel Cimino. Durante quel viaggio predice, dopo una visione divina, la fine della persecuzione della Chiesa con la morte dell’imperatore Federico II, che di fatto avviene il 13 dicembre 1250. Fu così che Rosa può rientrare a Viterbo e, sulla strada del ritorno, si ferma a Vitorchiano, dove Rosa, restituisce la vista alla fanciulla Delicata, cieca dalla nascita e converte un’eretica che l’aveva accusata di stregoneria con la prova del fuoco. Rientrata in città, Rosa chiede di entrare nel Monastero di S. Maria delle Damianite; ma poiché ciò non le è consentito, si ritira nella sua casa vigilante e penitente. Rosa muore il 6 marzo del 1251 all’età di 18 anni e viene sepolta, umilmente nella nuda terra, nel cimitero della sua parrocchia di Santa Maria in Poggio. Nell’anno 1952Papa Innocenzo IV ordina il processo di canonizzazione e il suo corpo, esumato, viene nuovamente sepolto all’interno della stessa Chiesa, dove vi rimarrà ancora per sei anni. Quando il pontefice Alessandro IV, residente a Viterbo, ne ordina di nuovo la riesumazione, il corpo viene trovato miracolosamente incorrotto. Lo stesso Papa, viste le dimostrazioni di affetto e devozione dei Viterbesi verso la piccola concittadina, il 4 settembre 1258 fa trasferire in forma solenne il corpo di Rosa, portato a spalla da quattro Cardinali, per le vie della città fino al monastero di San Damiano, oggi a Lei intitolato, e accompagnato dalle autorità e da tutto il popolo festante.
In occasione della traslazione il Papa stabilì la festa liturgica con Messa e Ufficio Divino per la ricorrenza del 4 settembre di ogni anno. L’anniversario della traslazione diviene così momento di solennità religiosa e sancisce l’accettazione ufficiale da parte delle Istituzioni Ecclesiastiche e Civili del culto della Santa.

